PRIMA RIUNIONE DEL RAC MEDITERRANEO A MARSIGLIA: BASTA POLITICHE DI PESCA ATLANTICHE NEL NOSTRO MARE
La pesca mediterranea della UE per la piena applicazione della co-decisione prevista dal Trattato di Lisbona, per un governo della pesca più trasparente e democratico.
Costituito all’inizio di Aprile a Roma, il Comitato Consultivo della Pesca per il Mediterraneo (RAC Med), organismo istituito e finanziato dall’Unione Europea nell’ambito della Politica Comune della Pesca (PCP), ha tenuto la sua prima riunione il 3 e 4 Giugno a Marsiglia, con una agenda resa densa dai grandi temi che attraversano il settore a livello europeo: dal Libro verde sulla prossima riforma della PCP allo stato dell’arte del Fondo Europeo della Pesca (FEP) nell’attuale crisi economica, alla proposta della Commissione per un nuovo Regolamento sul controllo.
Le posizioni espresse dai membri del Comitato – che comprende per 2/3 rappresentanti delle Associazioni della pesca di tutti e 7 gli Stati membri UE che si affacciano sul Mediterraneo, e per 1/3 altri interessati (Associazioni ambientaliste, pesca sportiva) – sui temi all’Ordine del giorno sono state generalmente critiche sull’approccio e sul metodo finora utilizzato dalla Commissione nella procedura decisionale inerente la PCP. In particolare è stato con forza espressa l’esigenza di superare la ormai lunga stagione della politica della pesca europea basata su dati, diagnosi e modelli extra-mediterranei, e di avviare un confronto serio con la Commissione a partire dalla realtà del bacino. Dimensione media delle imprese, multispecificità dei sistemi di cattura, forte valenza sociale, necessità di armonizzare la gestione della pesca con la sponda sud ed est del Mediterraneo, sono tutti elementi che richiedono infatti una valutazione ed elaborazione adeguata alla realtà della pesca del bacino, interessato finora da una PCP concepita su altri mari, salvo misure tecniche e di gestione specifiche che non riescono da sole a garantire la sostenibilità della pesca mediterranea. Su questa base, il Libro Verde recentemente diffuso dalla CE per aprire il dibattito sulla prossima riforma della PCP pur essendo apprezzato in alcuni punti è stato da più parti criticato, soprattutto per quanto riguarda la ventilata possibilità che nella pesca sia introdotta una sorta di deroga al regime di co-decisione (Commissione-Parlamento Europeo prima del voto del Consiglio) previsto dal Trattato di Lisbona, sul quale poggiano invece le speranze delle Associazioni per un sistema più democratico di quello finora praticato a Bruxelles. Critiche diffuse anche sulla proposta di Regolamento sul controllo ormai avviato verso il voto in Consiglio, il cui testo ha ricevuto una pioggia di emendamenti (ben 290) nel passaggio in Parlamento. Rispondendo ad un documento unitario inviato dalle tre Organizzazioni Europee della pesca (Europeche, COGECA e AEOP) in cui queste motivavano le forti preoccupazioni del settore per un provvedimento che se approvato metterà di fatto la pesca europea fuori legge, il Commissario Borg aveva nei giorni scorsi inviato una lettera ai tre Presidenti respingendo di fatto le argomentazioni espresse e ribadendo la sua intenzione di bruciare le tappe ed arrivare alla entrata in vigore del nuovo sistema da Gennaio 2010, una risposta che non fa che aumentare le preoccupazioni del settore e rendere urgente l’azione di tutte le Associazioni degli Stati membri nei confronti dei rispettivi Governi.
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